La Caduta di Camus

Vi siete mai chiesti perché riuscite a parlare dei vostri problemi con un estraneo mentre con un amico o un parente non siete in grado di dire le cose più intime, forse le più atroci? E se questo modus operandi fosse dettato dall’idea che gli altri hanno di noi? Un amico, un parente ci additerebbe e, a ogni scusa, rinfaccerebbe la vostra confessione. Mentre un estraneo, anche se vi giudicherà, a lui nulla è dovuto, potrà parlare di voi con terzi raccontando che un giorno, in quel posto, un tizio…, voi non lo vedrete più e il vostro cuore sarà alleggerito da un dolore – la coscienza – che altrimenti sarebbe stata difficile da sopportare.

Ma è quello che fa Clamence? ex avvocato di successo parigino e adesso esiliato volontariamente ad Amsterdam dove adesca sconosciuti al Mexico City, un bar che diventa il suo “studio”.

Ma cosa fa Clamence? Inizia a raccontare la sua discesa all’inferno, da uomo che ha tutto, amici e donne, ricchezza e successo, un uomo generoso con il prossimo, soprattutto con gli estranei e i deboli (diventa anche papa, figuratevi). Eppure non lo fa per generosità o civiltà, ma per puro egoismo e vanità. Prova piacere nell’aiutare il prossimo perché altri lo guarderanno con ammirazione e lui di questo ne gode. Eppure, come in tutto, come il famoso quadro nel monologo di Baricco, Novecento, arriva quel giorno in cui scatta qualcosa, va giù verso gli inferi e la distruzione, la caduta arriva, l’acqua del fiume troppo fredda di notte (che sia la Senna o l’Amstel poco importa) e per risalire il nostro protagonista ha bisogno di trovare un appiglio e questo appiglio è lo sconosciuto che lo ascolta ma da egli non vuole l’assoluzione. No, Clamence non cerca di redimersi, lui punta ad altro.

Albert Camus, premio Nobel per la letteratura nel 1957, con questo breve romanzo, più che altro un monologo con lo sconosciuto (e lo sconosciuto potrebbe essere anche lo stesso lettore, badate) attraverso il suo attraente protagonista, indaga la condizione dell’uomo, il suo essere sempre sulla soglia dell’0ansia , arrivando in gesti che sfiorano o addirittura abbracciano stretto l’assurdo.

Affascinante e sorprendente, non riuscivo a staccare gli occhi dalle pagine e poi, nei primi capitoli, una bellissima frase sulla Sicilia e sull’Etna.

ho sempre avuto timore di affrontare questo scrittore, forse per via della sua iniziale amicizia con Sartre, il suo stile filosofico, il suo Nobel, quindi ho deciso di avvicinarmi con un libro breve da leggere in pochi giorni. La Caduta si è rivelato una bella sorpresa e adesso voglio leggere tutto su questo filosofo-scrittore (e ho scoperto anche amante del teatro) che ci ha lasciato presto a causa di un incidente stradale.

Un libro da leggere e amare nella sua crudele assurdità

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