Il Grande Gatsby e la perdita di un sogno

Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgastico che anno per anno indietreggiava davanti a noi”

Scrivere questo pezzo per me sarà un po’ difficile perché parliamo di uno dei più grandi classici del ‘900, in cui la storia diventa una grande metafora dell’America di quel periodo, della speranza, del sogno americano spezzato (e la luce verde in cui credeva Gatsby ne è il simbolo) e dell’effimerità di alcuni rapporti e sentimenti.

Perché Gatsby per amore vuole fare di tutto e tutto farà, il problema è che l’oggetto amato non vuole tornare indietro, ha paura o forse non ha voglia. Penso, semplicemente che la nostra cara Daisy non meritasse tanto amore, perché quando si è la rovina di qualcuno forse non meriti tutte quelle attenzioni. Ma la vita è così, lo sapeva benissimo Fitzgerald tanto da urlarlo dietro lustrini, bicchieri colmi di alcol e promesse mancate. La forza di questo romanzo credo sia in quello che non è scritto e quando riesci a trasmettere senza palesare, sei un genio. Poi ognuno può pensarla come vuole, ma io credo nella genialità di questo scrittore, nel suo lavoro e a chi ha creduto in lui (vedi qui).

La prima volta che questo romanzo divenne pellicola era il lontano 1926, di quella pellicola resta pochissimo, solo, se non ricordo male, la presentazione di pochi minuti. Mi sono sempre chiesta come mai alcuni film sono andati perduti e la mia mente è andata a due film: Hugo Cabret e Nuovo Cinema Paradiso. Nel primo le pellicole di George Mèliés vengono distrutte dallo stesso regista, nel secondo a un certo punto delle pellicole prendono fuoco. Infatti una volta le pellicole erano facilmente infiammabili e quindi o si rovinavano o si bruciavano. Ma vi è un altro motivo per cui alcune pellicole sono andate perse: si pensava, soprattutto per il film muto (e il primo Gatsby era muto), che nessuno lo avrebbe voluto più vedere dopo l’arrivo del sonoro e quindi si eliminavano per fare spazio. Chissà quanti capolavori andarono persi per quest’idea.

C’era in Gatsby qualcosa di splendido, una sensibilità acuita alle promesse della vita”

Il Gatsby di cui ci occupiamo oggi è quello del 2013 diretto da Baz Luhrmann con Di Caprio. Prima di questo film, a parte il film muto, vi sono altre due trasposizioni di cui la più famosa era quella del 1974 con la sceneggiatura Francis For Coppola con Robert Redford e Mia Farrow.

La fortuna del film del 2013 penso sia data dall’impronta onirica con un Di Caprio che ce lo ricordiamo con una coppa di champagne in mano e la faccia eternamente sognante di Tobey Maguire. Il personaggio di Daisy invece fu affidato, dopo tanta meditazione, a Carey Mulligan. Per questo personaggio si era pensato a tantissime attrici: da Keyra Kinghtley a Michelle Williams, da Natalie Portman a Anne Hathaway, fino ad arrivare a Scarlett Johansson.

Non si può ripetere il passato”

Gatsby fa di tutto per diventare l’uomo che può meritare l’amore di Daisy sperando che il vecchio sentimento con in più tutti quei soldi che lui è riuscito a guadagnare illecitamente, convincano la ragazza a lasciare il marito traditore per il loro grande amore. Ma era vero amore o solo un’illusione come illusioni sono tante cose, idealizzate, sperate e sognate? E Daisy è una tipa che crede in qualcosa di più o si adagia indifferente anche al fatto che suo marito abbia un’altra? In tutto questo c’è il narratore che lo scrittore affida alla voce di Nick, che guarda tutto come se fosse solo uno spettatore che spesso cerca di capire chi in realtà sia Gatsby, come cerca di far capire al protagonista di star sbagliando tutto. Ho notato in questo personaggio un distacco quasi stoico per quanto riguarda alcune persone, come se egli sapesse che, per alcuni, non c’è niente da fare: sono così, amano essere quello che sono e quindi perché faticarsi per cambiare le cose?

Gatsby non lo ascolterà continuando nel suo progetto fino a trovare la morte. Ed è amaro pensare che mentre lui pensa ancora alla sua amata lei lo ha abbandonato e tradito. Solo Nick rimarrà, non per senso del dovere ma forse perché era l’unico vero amico, l’unico che si era affezionato a quel personaggio tanto cercato in vita, invidiato da molti ignorato dopo la morte. E le ultime parole del libro, le ami, anche se alla fine più che la dissillusione , chiudendo le pagine, finendo di guardare il film, quello che ti rimane è il disincanto!

Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”

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