Mary Sue: essere o non essere

Anni fa, quando ero stagista presso una casa editrice, mi chiesero di leggere un romanzo che stavano per pubblicare perché gli serviva una scheda tecnica del testo ma mi nascosero chi era l’autrice poiché era una persona che conoscevo. Fu una cosa inutile da fare e il mio responsabile lo sapeva, ma voleva essere sicuro che il suo dubbio fosse fondato.

Qual era questo dubbio?

Iniziai a leggere e subito capii di chi si trattava, poiché era una storia a tratti autobiografici. La scrittrice aveva cambiato le fattezze dei suoi editori semplicemente invertendole; parlava del suo passato, del suo presente, del suo primo libro pubblicato, delle reazioni positive da parte dei lettori, del fatto che avesse preso bene la menopausa, di un amore tornato dal passato, un uomo che non si era dimenticato mai di lei. Il libro si concludeva con lei che aspettava il suo amore durante la presentazione del suo secondo romanzo ma egli non arrivava. Dopo la presentazione cerca di capire cosa gli era accaduto, telefona e risponde la moglie che la informa che l’uomo era morto ma la ringraziava perché grazie a lei (la protagonista!) gli ultimi tempi della vita di suo marito erano stati felici.

Avevo un grande rispetto per l’autrice e il suo primo romanzo mi era piaciuto ma questo che avevo tra le mani era proprio un autocelebrazione di se stessa. Anzi si era idealizzata. Ne parlai e dissi che, cacchio, troppo perfetta! Molte donne entrano in crisi con la menopausa e odiano le vampate di calore e lei durante le riunioni “To’ ho una vampata di calore, che bello”. Un uomo muore e la moglie è contenta perché gli ultimi giorni questo era felice di rivedere un’altra. Ho saputo che poi la scrittrice ha cambiato alcune parti del suo romanzo prima della pubblicazione per rendere il personaggio più credibile.

Cosa era capitato a questa scrittrice che con il primo romanzo mi aveva emozionata? Era stata presa dalla sindrome di Mary Sue. Allora io non conoscevo questo grave morbo che prende tanti scrittori, ma credetemi, è qualcosa di pericoloso, tanto da regalarci personaggi quali Bella Swan e Anastasia Steele (se ci va bene!).

Chi è Mary Sue?

Le Mary Sue sono belle e dolci, simpatiche, piacciono a tutti (anche alla moglie a cui vogliono rubare il marito), gli uomini le adorano e alcune donne (le cattive) ne sono invidiose e fanno di tutto per rovinarle. Sono brave in tutto quello che fanno, che ne so… studentesse brillanti senza studiare, pattinatrici professioniste senza aver mai visto un pattino, virtuose del pianoforte senza mai aver sfiorato uno spartito, voce bella e, sì, in un certo senso anche la Hermione di Harry Potter è una Mary Sue, mi spiace!

Nella letteratura per ragazzi tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 molti personaggi che oggi sono conosciutissimi erano “perfetti” ma questo era dovuto a una questione educativa dei bambini: i libri dovevano educare e far crescere bene i piccoli lettori, “comportati come il tipo del libro e tutto andrà bene!”. e il prolificarsi di Mary Sue fu enorme, anche se ben celate.

Ma perché questo tipo di personaggio va evitato?

Il problema della Mary Sue è che quello che le succede e la sua immobilità psicologica non fa crescere la storia ma diventa una accozzaglia di eventi uno dietro l’altro.

La Mary Sue di solito è il risultato delle aspettative dello scrittore su se stesso e sul suo personaggio: quindi assomiglia molto allo scrittore anche sul nome, o ha la stessa iniziale oppure ha il nome che magari lo scrittore ha pensato di dare al figlio o figlia. Anche l’aspetto assomiglia molto a quello dell’autore o come lui vorrebbe essere. Quindi, nel mio caso sarebbe una persona bassina, castana, formosa ma (come era un po’ di tempo fa) magra anche se mangiava tantissimo… Oppure come vorrei essere: non molto alta, castana ma con gli occhi verdi, che mangia tanto e non ingrasso… La Mary Sue è la perfezione che noi cerchiamo in noi stessi (o nel nostro amore) ma non ci rendiamo conto che il troppo storpia e quindi il personaggio si rivela piatto e senza personalità.

Cosa fare per evitare la Mary Sue?

Devo ammettere che una delle mie più grandi paure è quella di creare una Mary Sue e quindi cerco di stare attenta. L’ultimo personaggio creato poi è molto pericoloso: ha gli occhi chiari e ambrati, è bella e intelligente, magra, bassina, con un nome poco familiare… e si innamora di lei il protagonista che rischia di essere un Gary Stu (il riflesso maschile della Sue) perché? Ho scoperto di recente che anche l’eterocromia centrale è vista come una caratteristica di una Mary o di un Gary, più esattamente occhi di colori particolari o eterocromatici rischiano di far annoverare il nostro personaggio tra le Sue e gli Stu ma anche capelli particolari o ali e poteri extrasensoriali. Il rischio quindi di aver creato due personaggi idealizzati a causa dei colori degli occhi, del loro aspetto fisico e per via del nome era altissimo e non me ne ero neanche accorta fino a quando ho iniziato a lavorare per questo articolo. Ho riflettuto sul fatto che lei spesso fa scelte sbagliate, è irascibile, spesso per paura non è onesta o scappa, per ottenere quello che vuole fatica e fa grosse rinunce; egli è irritante, bugiardo, si mette nei guai, soffre della cotta lampo, insicuro, ha i denti storti e un cattivo rapporto con il padre e non a causa dell’uomo ma perché ha paura di dire la verità al genitore. Insomma non sono due tipi con cui andare a bere il caffè a causa del loro carattere. Ed è proprio il loro carattere che li salva da essere Mary e Gary!

Perché il metodo migliore per evitare la Mary o il Gary è proprio giocare sui caratteri e il fisico dei nostri personaggi. Evitiamo di crearli belli dolci e simpatici perché tanto non ci crede nessuno e poi du’ palle! Cerchiamo di creare fobie, difetti, caratteri particolari (ma sempre coerenti).

Su internet trovate un test per capire se il proprio personaggio assomiglia a una Mary Sue, eccolo qui, questo per giocare e riflettere un po’ sul proprio personaggio ma anche per esercitarsi a creare delle personalità complete e mai banali.

Un consiglio che posso dare è quello di meditare tanto sulla personalità e sull’aspetto dei vostri personaggi. Avete mai visto il film su Dickens L’uomo che inventò il Natale? Quanto meditava il grande Carletto per creare i suoi personaggi? Meditiamo anche noi!

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