Genius: quando l’arte viene aiutata

Il genio spesso è senza regole, il genio le regole non le segue e non le ama. Il genio vive in continua lotta con se stesso e con gli altri per la sua arte. Il genio soffre se la sua arte non viene capita.

Quando ho visto il film Genius diretto da Michael Grandage con Collin Firth e Jude Law poco conoscevo di questa storia. Non ho mai letto i romanzi di Thomas Wolfe pur avendo sentito parlare di questo scrittore e non avevo idea di chi fosse Maxwell Perkins, l’editor che collaborò e fece diventare famoso Wolfe.

Maxwell Perkins era un editore, uno di quelli particolari che non si fermavano alle apparenze e lavorava per tirare fuori lo scrittore e il libro. Se all’inizio lavorò nell’editoria pubblicando vecchie glorie e un certo punto decise di scoprire nuovi talenti, scrittori capaci di scuotere l’animo del lettore. Ci riuscì? La domanda sembra banale dato che, oltre a Wolfe, Perkins scoprì tanti altri scrittori americani tra cui Francis Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway.

Ma torniamo un attimo al film. Si apre con Collin Firth che interpreta Perkins già editore affermato (Fitzgerald gli aveva già fatto conoscere Hemingway allora); è sera e l’editore sta per prendere il treno e tornare a casa quando gli viene consegnato un plico di carte: non è un semplice manoscritto di cento o duecento pagine, stiamo parlando di un bel malloppo. Ma chi lo consegna promette che ne vale la pena. E così inizia l’avventura di Perkins con Wolfe. Lo scrittore è bravo, poetico, ci sa fare ma ha un solo problema: è prolisso! Forse è questo il motivo che già tanti editori lo hanno rifiutato, ma non Perkins che è consapevole che basterà lavorare sul testo per farne diventare un buon libro. Avviene poi l’incontro con Wolfe-Law. Lo scrittore è scettico e si aspetta un ennesimo rifiuto mentre l’editore lo rassicura: gli piace quello che ha letto, gli piace lo stile, c’è da lavorare, ma la stoffa c’è!

Perchè, diciamo la verità, dietro un buon libro c’è sempre un editor che ci lavora per migliorare il testo. Lo scrittore non si rende conto degli errori e di alcuni periodi che magari non funzionano, è preso emotivamente per capire cosa va tagliato e cosa invece va sistemato, un editor riesce invece a intuire i lati deboli di un testo.

Perkins era bravo, così bravo da lottare per i suoi scrittori: lottò per la scrittura allora poco capita di Fitzgerald, lottò per lo stile di Hemingway – gli venivano criticate le parolacce -; lottò per Wolfe, anche se fu difficile.

Wolfe non era un tipo facile, era scontroso, con la testa per aria, irritante. Non voleva che il suo testo venisse toccato e mentre l’editor si impegnava a tagliare e eliminare alcune parole, lui continuava ad aggiungere frasi e brani.

La lotta sul grande schermo è portata in maniera dignitosa grazie anche ai due attori: se da una parte abbiamo un riflessivo e paziente Firth, dall’altra Law da sfogo a tutta la parte irascibile e un po’ irrazionale, riuscendo a far uscire quell’artista che era Wolfe. Il primo paterno, il secondo egocentrico come tanti artisti. Il primo comprensivo, il secondo visceralmente preso dal suo lavoro.

La lotta diventerà dura dopo il successo del primo romanzo perché lo scrittore scriverà in maniera troppo fluente dimenticandosi anche della donna che ama (impersonata da una sempre brava Nicole Kidman) che lo mollerà. I rapporti con l’editor si inclineranno tantissimo e Wolfe si allontanerà.

La trama, biopic, serve a evidenziare un rapporto di amicizia e professionale, mostra il lavoro editoriale che molti non immaginano. Il lavoro che vi è dietro un libro, le lotte tra lo scrittore che non vuole cambiare nulla del suo testo e gli editori che cercano di convincerlo; e poi anocra il successo, la solitudine dello scrittore, la fuga prima in Europa e poi in giro per l’America.

Strano come sia Fitzgerald che Wolfe morirono giovani e in un moto di frustrazioni (nel film il Fitzgerald lamenta che il suo libro non è stato acquistato da nessuno) eppure sono diventati famosi e apprezzati. Maxwell Perkins però non riuscì a godere di tutto il successo della sua terza pupilla, Hemingway, poiché morì nel 1947.

Da vedere se siete appassionati di editoria!

Sono sicura che anche voi ve lo stiate chiedendo: sregolato Wolfe, mondano Fitzgerald, artista ideale e idealizzato Hemingway, ma il vero genio, tra questi non sarà forse chi li ha scoperti, capiti e portati al successo?

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