Un urlo è più forte se corale

The Help, è un film del 2011 diretto da Tate Taylor amico della scrittrice dell’omonimo romanzo, Kathryn Stockett. Sia romanzo che libro sono tutto al femminile con personaggi ben delineati e personalità che eccedono nei loro comportamenti, ma il personaggio che si rivela tanto efficace sia nel romanzo che nel film è quello di Minny interpretata da una bravissima Octavia Spencer che vinse anche un premio oscar e un Golden Globe per la sua interpretazione della cameriera senza peli sulla lingua che aveva combinato “una porcata”. Si potrebbe dire che il personaggio di The Help le calzasse bene, anzi, vi dirò di più. La nostra Octavia è amica sia del regista che della scrittrice di The Help e Kathryn Stockett mentre scriveva il romanzo e descriveva Minny in testa aveva solo la Spencer.

Sento dire spesso come sia importante per noi donne “collaborare” ed essere unite ma spesso questo non avviene, come se noi donne avessimo nel nostro DNA qualcosa che ci faccia a tutti i costi competere con le nostre “sorelle”. Sentii dire una volta che questo comportamento è biologico: competendo con le altre donne segniamo il territorio, non vi sono 7 donne per un un uomo?

Non so se questo sia vero o meno, quello che so di certo è che quando le donne decidono di collaborare “spaccano” e forse è questo il segreto di The Help. L’alleanza di tre donne diverse tra loro per indole o stato sociale con un unico obiettivo, cambiare le cose o, almeno, provarci.

Siamo in una cittadina del sud degli Stati Uniti, in Mississippi, Jackson, negli anni ’60 e allora la vita era un po’ diversa da adesso. Le donne (bianche e di un certo spessore sociale) potevano studiare e andare all’università ma il loro unico scopo di vita e di realizzazione era trovare un marito (si veda La campana di Vetro della Plath), fare figli e avere una domestica di colore. Ma Skeeter è diversa, la sua ambizione più grande è scrivere. Ma vi è un’altra cosa che rende la ragazza diversa dalle altre, il suo rapporto con le donne di colore che tratta come se fossero bianche tanto da non capire cosa spinga la sua migliore amica Hilly acreare bagni esterni esclusivi per le governanti e vietare a queste di utilizzare quello degli ospiti. Perché? Semplice, le donne di colore hanno malattie che non hanno quelle bianche e possono infettare tutti.

Quando Skeeter ha la possibilità, grazie a un’editrice, di scrivere qualcosa di “fastidioso” chiederà aiuto alla cameriera Aibileen. Insieme inizieranno a scrivere di come sia la vita di una cameriera di colore. Dopo un po’ di reticenza si unirà a loro anche la scontrosa Minny che ha però l’assicurazione, la sua “porcata”.

Unite in un grido d’aiuto, per un futuro diverso. Perchè solo unendo le forze, l’urlo arriverà più forte e solo così, insieme, si potrà avere un cambiamento.

Il libro dal film si differenzia in alcuni punti ma questo è normale perché spesso per questioni di sceneggiatura o di tempi non è facile rifare in maniera fedelissima una trasposizione cinematografica. Ma il messaggio è invariato, cos’è normale e cosa diverso?

Perchè qui diverso non è solo la donna di colore che presta servizio presso i ricchi e bianchi; qui diverso è tanto altro.

Diversa è Celia, perché di un’altra città, perché bella e prorompente,, perché non conforme alle altre; diversa è Skeeter perché vuole fare altro nella vita che essere la mogliettina perfetta, perché è amica dei “negri”. L’ipocrisia e il puntare il dito contro il diverso può portare a tanti giochi psicologici e questi possono fare tanto male, come per esempio la vendetta di Minny su Hilly che diventerà un’arma potente per non essere denunciate.

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