Suffragette e Favole: quando Walt Disney sfidò la mamma della Poppins

Ma voi ce l’avete presente Winifred Banks?

Sì, la mamma ultra impegnata dei due vispi bambini che fanno scappare tutte le tate. Ma da piccoli voi avevate capito cosa faceva di così importante? Io pensavo a un lavoro politico, un lavoro sociale. Che ne so, essendo una donna benestante con quei bei vestiti (sempre con un po’ di giallo) magari si dedicava a qualche associazione. E invece la nostra Winifred era una suffragetta.

Rivedendo il film con occhi da donna insieme a mia figlia trovai questo personaggio un capolavoro della femminilità. Che la Mary Poppins con la sua autorità dolcezza e fascino conquistò la ribelle di mia figlia che all’inizio aveva storto il naso quando le proposi questo film (due anni prima dell’uscita del secondo film, sia messo agli atti) e poi ne fu conquistata. Ma a conquistare la mia attenzione furono le battute della mamma più distratta del Viale dei ciliegi 17

Winifred canta: “Non puoi arrestarci o maschio, son finiti i tempi tuoi…”. poi, preoccupata del fatto che anche la nuova tata stia abbandonando il lavoro (dopo aver perso i bambini!), la prega “Tata Katie, non lo fare, ti prego di ripensarci. Pensa ai bambini, pensa al signor Banks. Cominciava appena ad abituarsi a te”. Quando poi il marito è arrabbiato e da maschio alfa decide di prendere in mano la situazione “Tata” dato che la moglie aveva scelto male le ultime tre, scrive una lettera al Times, anzi la detta alla donna che, da brava mogliettina lo elogia “Splendido George, affascinante, il Times ne sarà entusiasta!”

Winifred è una donna in bilico tra il passato e la contemporaneità. Sa che il marito mal sopporta il suo impegno politico e lo fa con discrezione, cerca di essere accondiscendente ma alla fine è una ribelle che getta le uova marcie al primo ministro e ruba lo spazzacamino al sindaco!

Ma questo personaggio, così come lo conosciamo, rischiava di non esserci. Anzi, rischiavamo di non vedere mai Mary Poppins.

Sì, perché se il personaggio molto da otto marzo Winifred Banks ha visto la luce lo dobbiamo a Walt Disney e non alla scrittrice che creò Mary Poppins.

Nel film Saving Mr Banks vi è una lunga lotta tra il produttore e la scrittrice. La donna ha una sua idea della storia dovuta soprattutto ai ricordi d’infanzia. Il padre aveva perso il lavoro a causa dei problemi con l’alcol che lo condurranno alla morte e la madre era una donna fragile. Per alleviare quel dolore la ragazzina cominciò a raccontare storie ai suoi fratelli tratti dalla realtà. Il signor Banks non era altri che il padre che lavorava in una banca e la madre non riusciva a occuparsi dei bambini perché depressa. Chi si occupava di scrivere la sceneggiatura doveva in qualche modo giustificare il fatto che la donna non poteva occuparsi dei bambini poiché presa dai suoi problemi, il film era ambientato nei primi anni del ‘900 e qui la genialità di fare di Winifred una suffragetta. La scrittrice non la prese bene. In realtà non le andava a genio nulla: gli attori, le canzoni, le parti in cartoon (quando capì che i pinguini non erano addestrati ma veri e propri cartoni animati andò di matto), il rosso, i baffi del signor Banks e le stranezze di Winifred.

Il film è incentrato sui due protagonisti. Emma Thompson e Tom Hanks riescono a tenere la scena aiutati da altri attori molto bravi. Soprattutto la Thompson riesce a trasmettere i conflitti di una donna che deve fare i conti con il proprio passato e con chi era veramente la Mary Poppins: una zia che era arrivata a casa per aiutare una donna con i nervi fragili tanto da tentare il suicidio, con dei bambini piccoli e un marito che sta per morire. Non vuole assolutamente che il suo lavoro e la sua fantasia vengano distorte da un film, soprattutto un film con cartoni animati. In un confronto tra i due accetterà perché Disney le giurerà che salverà il personaggio del padre: Mary Poppins non arriva per salvare i bambini ma per Mr Banks.

Nella realtà i due protagonisti non andarono molto d’accordo e alla fine la Pamela accettò di fare il film perché non stava bene economicamente ma non venne invitata alla prima. Andò lo stesso e criticò la famosa scena animata, ma Disney, dopo averle fatto capire che ormai era tardi, si allontanò da lei. Pur continuando cocciutamente a rifiutare altri film su Mary Poppins, la scrittrice, che aveva accettato di andare a Los Angeles per lavorare alla scrittura del film perché ormai in bancarotta, alla sua morte, grazie alle royalties del lungometraggio Disney, aveva un patrimonio che ammontava a oltre 2 milioni di sterline.

La celluloide spesso ci fa sognare, la realtà ci lascia una amaro in bocca.

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