Wilde: l’amore che non osa pronunciare il proprio nome

Quando uscì Wilde pensai che fosse sicuramente un film da guardare. Ero cresciuta con il Gigante Egoista e tante altre sue favole e l’immagine che avevo del drammaturgo era qualcosa di eccezionale, fuori dalla norma. Appresi poi che al centro del film c’era il processo. Quel processo.

Sapete, io allora non capii perché c’era stato bisogno di un processo, non riuscivo a persuadermi del fatto che fosse stato messo in carcere perché, pur avendo una moglie, era attratto da altri uomini. Stiamo parlando di una ragazzina degli anni ’90 e non di una degli anni 2000 e ancora vi era tanta scetticità su alcuni argomenti. Non avevo voglia di additare un uomo, un genio, come pervertito. E non perché fosse un grande scrittore, semplicemente perché se Oscar Wilde aveva le sue storie con giovani consenzienti non vedevo dove stava il problema.

Impiegai tanti anni prima di vedere il film, forse troppi. Infatti sono riuscita a vederlo solo pochi mesi fa e devo dire che le mie aspettative nel frattempo erano diventate troppo alte avendo anche scoperto che il giovane amante di Wilde è interpretato da Jude Law.

Wilde è un film del 1997 diretto da Brian Gilbert con Stephen Fry nel ruolo dello scrittore, Jude Law in quello di Alfred Douglas chiamato Bosie, Michael Sheen nella parte del tentatore Robbie Ross e con il debutto cinematografico di Orlando Bloom nei panni di un prostituto.

Wilde, all’apice del successo, viene sedotto da Robbie Ross, un giovane omosessuale che fa in modo che lo scrittore faccia i conti con la sua omosessualità. Anni dopo avverrà l’incontro con Bosie con cui avrà un rapporto molto passionale e travolgente. Bosie è un ragazzo molto particolare, ha un pessimo rapporto con il padre che non accetta lo stile di vita del figlio, non brilla a scuola. Il ragazzo vive momenti di isteria e di dolcezza, è scontroso, volubile e porta Wilde in un mondo particolare pieno di bei ragazzi che amano darsi a uomini più gradi solo per piacere, vanità o qualche regalino. Credo che solo un attore come Jude Law potesse tenere bene una parte del genere. Bosie è bello ma odioso, affascinante ma ti verrebbe da schiaffeggiarlo. Eppure Wilde lo giustifica sempre per il solo fatto che lo ama.

Arriverà il processo e Wilde finirà in carcere perché l’omosessualità era reato. Uno dei pochi amici che gli restano accanto è Robbie Ross che a tratti sembra proprio sentirsi in colpa per quello che era successo allo scrittore, ma Oscar sembra fargli capire che la natura è qualcosa che non si può reprimere.

Pensare all’omosessualità come un peccato, qualcosa di negativo, orrendo è strano per me. Il primo anno all’università la prof di filosofia antica faceva leggere il Carmide, e Carmide era un Bodie di quell’era, forse più gentile e meno scontroso. Quello che si legge in quelle pagine, quello che era quel mondo, è poi stato cancellato dal Medioevo e quell’idea malsana è rimasta radicata nel pensiero delle persone. C’è una cosa che non riesco a capire: come si può non essere coscienti che spesso non sia perversione, è amore. Che due persone dello stesso sesso non stanno insieme solo per accoppiarsi ma perché stanno bene insieme, come stanno bene insieme due eterosessuali. Stanno insieme perché sono felici. Che poi, nel caso di Wilde, Bosie non fosse la persona adatta a lui, questa è un’altra cosa.

Wilde supererà quel tempo grazie al suo intelletto, alla sua ironia, alla sua forza. Durante quel periodo scriverà il De Profundis, una lunga lettera al suo amante. Venne pubblicata postuma grazie a Robbie Ross.

Nella lettera Wilde scava nel profondo della sua anima guardando l’amante con occhi imparziali. Alfred Douglas era un aristocratico, era dello stesso ceto di Wilde ma molto diverso. Già Ross lo aveva accusato di inaridire il genio di Oscar. Cosa vi è di più malsano per un artista che vivere e amare una persona che inaridisce l’estro? Bosie non era brillante, era vanitoso, spendaccione (tanto da mandare in lastrico Wilde), continuava una guerra contro un padre e proprio a causa di questa guerra convinse Wilde a denunciarlo; il padre reagì e ne conseguì il famoso processo dove Wilde venne accusato di omosessualità. Pensiamo al fatto che Wilde era una persona famosa e aristocratica e una cosa del genere rovinò la sua fama, oltre a scontare due anni di prigione. Wilde, sempre nella lettera, prega il suo amante di leggere e rileggere quelle parole affinché la sua vanità si azzerasse.

I due ritorneranno insieme, in Italia, ma dopo poco Bosie lo lascerà forse per paura di essere diseredato. Infatti sia la madre del ragazzo che la moglie di Wilde li minacciarono affermando che non avrebbero più sborsato un soldo: i due uomini vivevano grazie al patrimonio delle due donne. Fu in quella occasione che Wilde, lasciato Bosie a Napoli, andò a Taormina, ma questa è un’altra storia.

Il film termina con Oscar che, finalmente libero, arriva in Italia e qui incontra il suo grande amore. Mentre i due si avvicinano si recita una delle massime che reputo migliori di Wilde:

In questo mondo ci sono solo due tragedie. La prima è quella di non ottenere ciò che si vuole, la seconda è di ottenerlo.

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