I libri ai tempi del Covid 19

I libri ai tempi del Covid 19

Eppure nessuno lo poteva immaginare. Forse gli scrittori dispotici, nelle loro fantasie perverse, pensavano a un mondo apocalittico (o quasi), un mondo messo in ginocchio, gente chiusa in casa, bambini che annusano la primavera dalle sbarre (ringhiere) di un balcone, persone in giro con mascherine e guanti. Nessuno più si cura del glutine e la farina, il lievito e lo zucchero mancano dagli scaffali dei supermercati. Manca anche l’alcol e il CIF sgrassatore con candeggina, quello che era diventato il mio migliore amico che, appena mia figlia si sporcava di erba o cioccolato, potevi stare sicura che EGLI ti avrebbe salvata la vita, bene è sparito (almeno nei supermercati dove acquisto io EGLI non c’è)!

Se questo periodo fosse un libro dispotico la sinossi della quarta di copertina sarebbe questa:

Anno 2020

Sono le prime settimane del nuovo decennio quando in oriente, in Cina, la gente comincia a morire a causa di un virus che all’inizio viene scambiato per una banale influenza. Si scoprirà presto che tale virus, Covid-19, è molto più aggressivo, cattivo e non fa distinzioni di classe sociali, sesso e età. Unico modo per non essere contagiati è non entrare in contatto con l’infettato. Ma bastano pochi attori che dalla Cina entrano in contatto con gli europei, per diffondere il Covid-19 nel Vecchio Continente. Il primo stato a essere colpito sarà l’Italia che verrà presa in giro dai suoi fratelli europei perchè “esagerano”. Il paziente n 1 vive in un piccolo centro del Nord Italia, la città verrà presto messa in quarantena ma è già tardi: il Covid-19, chiamato rozzamente corona virus, è letale ma anche veloce e in un attimo arriva in tutta la Lombardia e Piemonte per spargersi a macchia d’olio in tutta Italia. Una fuga di notizie avverte che tutto il Nord verrà isolato e da qui avverrà la fuga verso il sud, creando panico e malcontenti. Ormai tutta l’Italia è sotto il dominio del Covid-19, le scuole vengono chiuse e anche negozi e uffici. Si esce solo per fare la spesa o per lavorare (chi ha ancora un lavoro). Si sta a casa. Non si esce. Non ci si possono stringere le mani, non ci si può baciare o abbracciarsi. Ciò che prima era la norma adesso è severamente vietato.

Quando iniziò questa storia si disse: state a casa, leggete. Quale momento migliore per librerie e case editrici per promuovere libri? Il problema è che l’editoria anche oggi, nell’era dell’ebook e dei social si basa sugli eventi e il contatto con la gente: feste, giornate, settimane, mesi del libro. Eventi dove editore-scrittore-lettore sono mescolati, si guardano, si parlano, si fanno dediche. Molti scrittori che non possono promuovere il proprio libro hanno deciso di posticipare le uscite. Alcune zone sono irraggiungibili. Ma c’è di più. Molte lettrici accanite hanno manifestato nei primi giorni di quarantena malessere e incertezze nella lettura. Poca concentrazione. Sono tutti a casa, tutti a fare le proprie cose per passare il tempo e poi le notizie, i comunicati stampa distraggono. Non si legge, e se si legge già ci sono i libri in casa. Il crollo economico implica anche di dover acquistare solo beni “necessari”.

E che dire, e pur vero che, in tempi di crisi, la cultura non ci fa mangiare ed entra in crisi anche essa. Gli scrittori continueranno a scrivere, magari non del virus, me lo auguro. Io, appena l’era del COVID-19 sarà terminata non ho intenzione di leggere storie su come gente illustre o meno abbia vissuto qualcosa che sto provando sulla mia pelle. Voglio viaggiare, perché se non lo si potrà fare almeno ci sono i libri a farti viaggiare con la mente. Lo scrittore ha il dovere di andare oltre al COVID-19. Di metabolizzare e dare qualcosa di più. Come le pin-up durante la Prima Guerra Mondiale. Vogliamo abbondanza (ma di qualità), vogliamo allegria!

Intanto le librerie restano chiuse, e anche se ci sono i negozi online se si dovesse decidere cosa acquistare come scorta per la quarantena cosa si sceglierebbe tra libri, farina o disinfettante?

 

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