Donne che lasciano un segno: Jane Eyre

C’era una volta il principe azzurro, bello, dolce, lo sguardo limpido e i modi gentili che salvò la principessa bella dolce, lo sguardo limpidi e i modi gentili e vissero per sempre noiosi e con attacchi di ansia, psicosi, e infelici.

Perché, nota bene, le favole non esistono, i principi azzurri sono gli stessi che pretendono il colletto della camicia stirata alla perfezione e la donna, non deve essere salvata da nessuno! La donna si salva da sola, e questo è quello che dobbiamo insegnare alle nostre bambine, o, se vogliamo dare un esempio migliore, raccontiamo della ragazza che non ha la possibilità di essere principessa e che vive con la zia-matrigna, insieme alle due sorellastre c’è anche il fratellastro che è meglio non definire, che lotta con le unghie per la sua identità, la sua vita, la sua verità, troverà fatine buone che le faranno capire tante cose, troverà ostacoli, incontrerà il principe azzurro che sarà brutto e poco noioso, anzi tutt’altro che noioso, e alla fine lo salva e vissero felici e contenti!

Aspettate un po’, questa storia io la conosco, è stata scritta e pubblicata nel lontano 1847 da un signore che si chiamava Currel Bell. Se dal nome del signor Currel Bell prendiamo solo le iniziali avremo il vero nome dell’autore dello scrittore, anzi la scrittrice, Charlotte Brontë, e la favola contemporanea e originale non è altro che il suo capolavoro Jane Eyre.

Mi sono chiesta tante volte perché questa storia sia immortale, me lo chiedevo prima di leggerlo e l’ho capito già alle prime pagine del libro, quando combatte una guerra che sa che perderà contro il cugino, quando cercherà una soluzione al suo stato per cambiare la sua vita. Piccola ma già ha le idee chiare. Poi vi è l’incontro con Helen che avviene nell’istituto in cui ormai la piccola Jane risiede: Helen è la fatina buona che farà capire tanto alla piccola Jene ma, come tutte le fatine, non è fatta per questo mondo e un giorno, a causa della tubercolosi, muore tra le braccia delle sua amica.

Quando ci colpiscono senza ragione dovremmo reagire con forza, ne sono sicura… con tanta forza da insegnare a chi colpisce che non deve farlo più

Jane Eyre è un’opera piena di frasi bellissime che ci insegnano molto e ci fanno riflettere, è chiaro per il lettore attento come le sorelle Brontë promuovessero l’istruzione come strumento per rendere le persone migliori e libere. La stessa Jene diventerà istruttrice e poi maestra in una scuola, si renderà libera e indipendente e alla fine, dopo tanti sacrifici e, diciamo la verità, sfighe, avrà anche una bella indipendenza economica.

Jane dirà per due volte no a due unioni. Il primo no lo dirà all’uomo che ama perché scopre una verità troppo scomoda che fa dell’uomo, Edward Rochester, un uomo vincolato da un macigno e all’interno di questo macigno vuole catapultare anche la donna che ama, perché ne è sicuro che Jane è l’unica donna che può amare, l’unica che possa salvarlo dai suoi maligni spiriti, ma Jane non accetta questa possibilità, non accetta un finto matrimonio e scappa perché la sua integrità e la sua personalità, Lei Jene Eyre, non è così e accettando e scendendo a compromessi non sarebbe più stata la donna che Rochester amava. Il secondo no lo dirà al cugino che la vuole sposare per portarla in missione in India perché crede che la ragazza sia adatta per quella vita di privazione, la sua richiesta non è per amore ma per un bene supremo, Jane non accetterà. Quest’uomo John Rivers è un bell’uomo, raffinato e con una certa cultura che è abituato a fare la cosa giusto opprimendo i suoi sentimenti, anche quello più autentico con un’altra ragazza che pur amando non reputa adatta per la vita missionaria in India. In lui ho notato un po’ il carattere dell’uomo abituato a fare sempre ciò che secondo lui è giusto anche contro il volere altrui, i sentimenti e le volontà degli altri. Non è un cattivo ma il suo modo di fare mi ha inquietato.

Lettore, conosci, come conosco io, il terrore che questi uomini freddi possono mettere nel ghiaccio delle loro domande? Conosci quel che c’è di simile alla caduta di una valanga nella loro collera? Al frantumarsi di un mare gelato nel loro scontento?

Rochestr invece è il personaggio più umano e a tratti esilaranti del romanzo. Non è bello, tiene male i suoi segreti, mente per nascondere un male di cui si vergogna, il padre non credeva in lui, ha viaggiato tanto e conosciuto tantissime donne, può sposare una bellissima aristocratica ma a lui non piace perché ormai è perdutamente innamorato della giovane e neanche bellissima Jane. Il loro sentimento, il rapporto tra i due sconfina il materiale e il fisico, e la Brontë ce lo spiega non con parole e descrizioni bensì con dialoghi brillanti e intelligenti che fanno i due personaggi, dove il ricco padrone viene conquistato dall’intelligenza e la bellezza d’animo della ragazza come viene conquistato dalla sua bravura come artista (Jane è brava nel disegno). Per un attimo crede che la ragazza sia gelosa della rivale ma Jane non prova gelosia per una donna più bella e ricca di lei per il semplice motivo che capisce quanto sia vuota di spirito e i suoi discorsi vani. Questo passo mi ha conquistato perché spesso si è gelosi di altri per disparati motivi senza notare magari le nostre qualità.

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