Il buio oltre la siepe

Le estati, soprattutto se sei ancora un bambino e non pensi alle cose noiose della quotidianità, possono trascorrere tranquille tra un gioco e l’altro, giochi che si trasformano in avventure misteriose, interrotte dalla badante di colore che chiama per le merende o i pranzi, i vicini inopportuni che ti vorrebbero una bambina per bene, con i capelli a posto, le mani pulite, un bel vestitino e che, magari, non fai a pugni con tutti solo per far vedere quanto sei forte, forte come tuo fratello.

Il buio oltre la siepe è un romanzo di formazione che parla dell’infanzia di Scout, che trascorre le sue giornate a giocare con il fratello maggiore Jem, le estati insieme a Dill, sotto il controllo del padre, Atticus un avvocato che cerca di fare sempre ciò che è giusto e che invece di imporre un’educazione rigida ai suoi figli, li lascia liberi, l’importante che si comportino bene, trascurando spesso l’essere maschiaccio della sua secondogenita.

Una casa vicina incuriosisce e affascina i due fratelli e il loro compagnetto di giochi, una casa come tante in Alabana dove le estati sono roventi e gli inverni tiepidi come quelli di alcune zone della Sicilia. In quella casa, rinchiuso da tanto tempo, c’è Boo Radley. Boo è rimasto lì, chiuso in quella casa, da quando ne combinò una bella grossa. Era solo un ragazzino e insieme a altri amici… ma gli altri andarono al riformatorio e poi continuarono la loro vita, Boo no! Forse è morto, si chiedono i ragazzi, forse non vive più lì oppure ci osserva in segreto.

La fantasia dei tre bimbi per il loro vicino cresce coinvolgendo i loro giochi anche se Atticus non approva certi giochi, ma Boo sarà il centro delle loro attenzioni, soprattutto perché alcuni eventi, come caramelle nascoste in una fessura di un albero, coperte per riscaldarsi o pantaloni rammentati e piegati creeranno sensazioni particolari ai due bambini che cresceranno cercando di capire perché Boo non esce mai di casa.

Ogni rumore notturno che udivo dalla brandina nella veranda posteriore mi arrivava amplificato tre o quattro volte; ogni scalpiccio sulla ghiaia era Boo Radley che cercava vendetta, ogni nero che passava ridendo nella notte era Boo Radley lanciato al nostro inseguimento; gli insetti che andavano a schiacciarsi contro la zanzariera erano le dita forsennate di Boo Radley che la facevano a pezzi; gli alberi del rosario erano malevoli, incombenti, vivi.

Ma la vita in quella cittadina esiste anche senza le domande su Boo, esistono i vari personaggi, esiste un mondo, quello americano degli anni ’30, esistono i neri, o negri. Loro sono diversi, loro sono particolari. Loro sono loro. Ma per la piccola Scout cresciuta con Calpurnia loro sono uguali, sono uguali anche la domenica, sono uguali quando passeggiano per strada, per Scout il diverso è altro, Per Scout il diverso è colui che si comporta in maniera particolare, diverso da come lei sta crescendo. Diverso a un certo punto è Jem che attraversa il momento delicato che va dall’infanzia all’adolescenza allontanandosi dalla sorellina.

È quello che pensavo anch’io quando avevo la tua età. Ma se c’è solo un tipo di gente, perché non possono andare tutti d’accordo? Se sono tutti uguali, perché si fanno in quattro per disprezzarsi a vicenda? Scout, io credo di cominciare a capire una cosa. Credo di cominciare a capire perché Boo Radley è rimasto chiuso in casa per tutto questo tempo… E’ perché vuole stare in casa

In tutto questo il padre, serio e saggio, sta per essere accusato di essere negrofilo, una parola che alle orecchie della piccola narratrice sembra sporca ma che per i cittadini significa “amante dei negri”, Atticus difende un ragazzo di colore che è stato accusato di aver violentato una ragazza bianca, una ragazza che vive in periferia, orfana di madre con un padre violento e fratelli più piccoli che vanno a scuola solo il primo giorno. Un contesto povero, un contesto lontano dalla vita di tutti i giorni di Scout. Atticus è convinto dell’innocenza del ragazzo che tra l’altro non può utilizzare la sinistra mentre la ragazza è stata picchiata da un mancino. Il vero colpevole di quella violenza è il padre della ragazza ma la ragazza accusa l’uomo di colore perché, in verità, è stata rifiutata. Una ragazza bianca, misera ma bianca, voleva sedurre un ragazzo di colore ma in quel momento è stata scoperta dal padre. Atticus lo sa, tutta la popolazione comprende la verità, ma la verità spesso fa troppo rumore.

Tom Robinson, un essere umano. E lei doveva farlo sparire. Tom Robinson era il memento quotidiano di ciò che aveva fatto. E cosa aveva fatto? Aveva tentato un nero.

“Era bianca, e aveva tentato un nero. Aveva fatto una cosa che nella nostra società è inqualificabile: aveva baciato un uomo nero. Non un vecchio zio, ma un nero giovane e forte. Nessun codice l’aveva trattenuta prima di violarlo, ma si era abbattuto su di lei subito dopo.

Il processo diviene un evento! Tutti accorrono ad assistere. È estate e fa caldo, i tre bambini vogliono vedere il padre a lavoro, senza il suo permesso e gli unici che gli fanno spazio, nella zona riservata alla gente di colore, sono proprio le persone di colore. Solo dopo ore del processo si scoprirà che i figli dell’avvocato che difende il “negro” stanno lì, tra i “negri”.

Nei nostri tribunali, quando è la parola di un bianco contro quella di un nero, il bianco vince sempre. E’ odioso, ma sono i fatti della vita

Il libro si apre con un dubbio dei due fratelli, Jem, ormai grande ha problemi a un braccio, la sorella dice che la causa sono gli Everet, loro avevano iniziato tutto, ma Jem afferma che a iniziare tutto, che a far si che si rompesse il braccio (o solo il braccio) era stato Dill.

Il salto spaziotemporale confonde ma poi tutti i pezzi si sistemano pianino, mentre si legge e le pagine scorrono. Il momento del processo e dell’aringa dell’avvocato difensore emozionano e fanno riflettere sul diverso, sulle varie facce della verità, su come il mondo non è poi tanto cambiato in questo secolo. E mano a mano che scorrevo le pagine, intuivo e capivo, gli occhi mi si riempivano di lacrime perché sapevo chi e come, era una conseguenza logica e l’emozione di quel momento non è stata delusa.

Il problema è che un eroe deve essere salvato a sua volta dalla gogna, deve essere tutelato dalle domande e la verità deve essere ricostruita per dare la possibilità che tutto continui nella maniera più razionale. L’eroe ritorna a essere un uomo qualunque, un uomo che non ama i clamori e i raggi del sole, l’eroe è solo un uomo che aiuta i suoi unici amici nel momento del bisogno, E poi c’è Atticus, l’altro eroe, quello che ha o cerca sempre la parola giusta per far riflettere sui propri errori e le proprie scelte. Le scelte spesso sono sbagliate e non si sa fino al momento in cui si compiono se forse era meglio un’altra strada. Essere onesti con se stessi e il proprio cuore è sempre giusto? E poi, quanto è duro fare sempre la cosa giusta!

Sono quasi tutti così, Scout, quando finalmente li vedi,

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