Le abitudini di uno scrittore

Ce lo immaginiamo in una stanza buia, piena di fumo, con palle di carte accartocciate a terra e il rumore dei tasti che picchiettano in continuazioni. Ma quali sono le abitudini di uno scrittore? Da quelle tecniche a quelle eccentriche, strambe e divertenti che il lettore ama leggere per curiosare e immaginare il suo beniamino nell’atto di scrivere il romanzo che lo ha fatto conoscere al mondo, ecco le abitudini più strane che ho trovato in rete.

Scaramantico abitudinario…

Iniziamo dicendo che lo scrittore è uno scaramantico e ama ripetere certe azioni o dedicarsi al suo lavoro in determinati orari della giornata. Ecco che ci saranno scrittori che si sveglieranno all’alba o chi preferirà le ore notturne. Chi ama gli orari d’ufficio, chi il pomeriggio, e chi a qualsiasi ora è buona per scrivere (anche se credo siano pochi). C’è chi dedica sei mesi l’anno alla scrittura, gli altri sei alla correzione e pubblicazione del testo (parlo di quelli che scrivono solo bestseller, non il comune mortale). Ma, la verità è, che alcune abitudini sono veramente particolari.

Inizio con lo spifferavi che Nabocov amava scrivere in auto, un luogo per lo scrittore molto silenzioso e tranquillo, lontano dalle distrazioni, mentre Joyce scriveva sdraiato a letto con una matita robusta; doveva indossare un cappotto bianco perché, diceva, non gli stancasse la vista.

Tutti in piedi!

Cos’hanno in comune Hemingway, Charles Dickens, Virginia Woolf, Lewis Carroll e Philip Roth? Pensateci bene… avete la risposta? Ve la do io: scrivevano in piedi. Eppure te li immagini a un caffè o a una bellissima scrivania mentre scrivono le loro grandissime opere. Utilizzavano tutti scrivanie e tavoli alti per stare comodi, poiché, affermavano, i pensieri scorrevano in maniera più fluida.

Quello che mi ha incuriosito tantissimo è l’autore che ho amato di più nell’adolescenza (dopo Pirandello). Alexandre Dumas utilizzava vari colori per i vari scritti: i romanzi con un’inchiostro, i saggi con un altro. Era molto puntiglioso in questo. Certo, è vero che oggi scriviamo soprattutto al monitor e sono pochi quelli che prima scrivono un intero romanzo o saggio prima a penna per poi trascriverlo, la fatica è immane, ma possiamo provare la tecnica dello scrittore per i vari temi dei nostri post nelle nostre agende elettroniche, io già lo faccio! (chiamatela chimica!).

Honorè De Balzac era quello normale. Beveva solo 40 caffè al giorno mentre Victor Hugo preferiva creare con addosso solo una coperta di lana, e quando dico “solo” intendo che stava completamente nudo.

Come se andassi a lavoro…

Alcuni puzzavano perché stavano ore e ore sui loro lavori, non cambiandosi mai e riempendo la stanza dell’odore del tabacco come per esempio Giacomo Leopardi. Invece Andrea Camilleri, ogni mattina si sbarbava, si vestiva bene e andava nel suo studio a creare. Diceva che era giusto fare così perché scrivere era un lavoro, il suo lavoro e lo trattava con rigore.

Scrivere è un lavoro

Se il tuo mestiere è scrivere devi avere delle abitudini e dei riti, come quando si va a lavoro, devi trovare il modo per concentrarti e non essere distratto da nulla o quasi. Non puoi pensare di scrivere mezzora e basta, in mezzora non riusciresti a trovare la concentrazione e a scrivere bene perché sai che dopo poco sarai disturbato o dovrai comunque smettere. Trovare l’orario giusto quando scrivere che sia la sera, il pomeriggio o la mattina, una routine (mettere musica di sottofondo, avere accanto acqua e tanto caffè, allontanare lo smartphone…) ci farà stara concentrati sul nostro lavoro, e magari ci renderemo conto che anche noi abbiamo delle abitudini un po’ particolare per trovare la concentrazione.

2 pensieri riguardo “Le abitudini di uno scrittore

  • 28 Gennaio 2020 in 18:14
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    Che divertente scoprire le abitudini degli scrittori! Non immaginavo potessero essere così bizzarre. Grazie per questo post leggero ma interessante

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    • 29 Gennaio 2020 in 09:28
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      Grazie a te per essere passata!

      Rispondi

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