Semplicità e complessità, quando è meglio l’una o l’altra

Semplicità è riferibile a qualcosa che è fisicamente costituita da uno o da un numero minimo di elementi essenziali tali da renderla facilmente comprensibile nella sua struttura e agevolmente riproducibile. Wikipedia

Qualche giorno fa ho avuto la possibilità di vedere il film “Le pagine della nostra vita”. Non ero mai riuscita a vederlo tutto, beccandolo in tv già a metà storia. Le pagine della nostra vita parla di un uomo non eccezionale, che non entrerà nei libri di storia e che dopo la sua morte, dopo anni, sarà dimenticato, ma che nella sua vita ha avuto la fortuna più grande che potesse avere: trovare e riuscire a vivere con il suo grande amore. Ecco come inizia il film. Fin dall’inizio sappiano che la storia che l’uomo racconta alla signora è la loro storia e che la donna soffre di demenza senile. La storia d’amore segue il cliché lei ricca lui povero ma innamoratissimi, il loro amore viene ostacolato dai genitori di lei che fanno di tutto per separarli, anche nascondere delle lettere, ma alla fine l’amore vince su tutto e vissero per sempre insieme. Felici non si sa, poiché è proprio lui, quando cerca di convincerla a sceglierlo a dire che la loro vita sarebbe stata difficile, non le prometteva una vita da sogno, che gli ostacoli ci sarebbero stati. Forse è proprio vedere Ryan Gosling pronunciare quelle parole che ci fa apprezzare questa semplice storia d’amore dove non esiste un cattivo. Non è cattivo il fidanzato di lei, non possiamo neanche criticare la madre che nasconde le lettere, anzi ci trasmette tenerezza sapendo che per tutti quegli anni, ogni tanto, è tornata a osservare da lontano il suo grande amore povero, sottolineando che lei era felice col marito.

In questa storia tutto è semplice, non c’è complessità, i personaggi sono pochi, la storia non è complicata, non devi fare attenzione, se nel frattempo perdi una scena perché devi leggere un messaggio riesci a capire cosa è accaduto. Credo che la cosa più complessa (e divertente) sia la scena d’amore, dove Ryan Gosling con in braccio Rachel McAdams e i calzoni abbassati alle caviglie percorre un salotto, sale le scale e va dritto in camera da letto senza cadere, inciampare o mormorare “quanto pesi”.

Questo film mi ha messo in testa alcuni quesiti: una storia semplice come questa ha riscosso tanto successo, ma la semplicità non è mai la chiave del successo per un film, un libro o una canzone. Ci sono opere che hanno bisogno della complessità per essere tali e altre di cui basta un taglio nella tela per diventare simbolo di un’epoca.

Ultimamente ho letto un libro molto complesso, Il Maestro e Margherita, tanti personaggi, nomi simili, i protagonisti del libro appaiono a metà storia, in mezzo c’è anche un racconto alternativo del processo di Ponzio Pilato, eppure tutto questo rende il libro interessante. Se Bulgakov si fosse concentrato solo su Margherita e il suo amore per il Maestro eliminando il Woland e tutte le sue malefatte, non avrebbe avuto successo. Qui il male sembra necessario per rendere la storia importante, e la presenza di tutti quei personaggi lo rende complesso e mai noioso.

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Ma quanti libri semplici ho letto che ho amato? Come primo titolo mi è venuto in testa Jack Frusciante è uscito dal gruppo. I due personaggi si incontrano in un pomeriggio come tanti in una bella via di Bologna, scatta l’amore ma lei andrà via appena la scuola sarà terminata, quindi decidono di vivere quei giorni spensierati senza pensare al giorno della partenza. La cosa che si ama di più di questo libro sono le corse in bici in solitaria del protagonista tra i colli bolognesi. Questo ispirò tanto un giovane musicista che, dopo che la madre gli aveva spaccato la chitarra sulla schiena perché non studiava, si sedette al pianoforte per comporre una canzone che non parlava di biciclette ma della sua vespa di seconda mano di colore rossa. Così nacque “50 Special”. Ma per essere oggi un autore apprezzato, Cesare Cremonini, ha dovuto scrivere tanto, sbagliare, essere criticato, e comporre pezzi anche complicati.

Un pezzo che è giudicato semplice (qualche musicista poco famoso lo critica anche per la banalità della composizione) è Nel Blu dipinto di Blu. Non aggiungo altro poiché tutti conosciamo la fortuna di questo pezzo.

una delle tante copertine del libro culto di Enrico Brizzi

La semplicità non è banalità, la semplicità è riuscire a contenere pochi elementi che sono interconnessi tra di loro in maniera ineccepibile. Spesso le canzonette estive sono composte da parole semplici e arrangiamenti comuni. Ti entrano in testa ma c’è una differenza incredibile tra canzone orecchiabile e bella canzone.

A proposito di storie semplici e complesse vi parlo di questo film: L’anno scorso a Mariembad.

Una scena del film L’anno scorso a Mariembad, diretto da Alain Resnais, Leone d’Oro al Festival di Venezia del 1961

Il film è datato 1961, nella fortunata produzione italo-francese. Film sperimentale con Giorgio Albertazzi nel ruolo di un misterioso e inquietante uomo che viene chiamato X. Una sera, in una villa, durante un evento, X si avvicina a una donna, A, dicendole che si conoscono, l’anno scorso, proprio a Mariembad, che si erano ripromessi di scappare insieme, si erano dati appuntamento dopo un anno proprio là per rivedersi, ma la donna non ricorda, o non vuole ricordare, tra l’altro è in compagnia del marito (o amante) M. Tra tanti flashback, ricordi fasulli o veri, si snoda l’intera trama, in una villa sontuosa, con un giardino all’italiana, dove non si sa chi mente dei due, X che afferma di conoscerla e A che nega ogni ricordo. Forse verrà ammazzata, oppure no.

La fama di questo film è palese per la una citazione in Misterioso omicidio a Manhattan di Woody Allen e un gioco, chiamato appunto Il Gioco di Mariembad fatto con degli fiammiferi. E poi, ad omaggiarlo, c’è un video musicale del 1994 della canzone To the end, del gruppo inglese Blur, contenuto in Parklife, album di punta del Britpop. Il video riprende le pose, i vestiti e le scene del film.

All’epoca la battaglia del Britpop con gli Oasis non era ancora iniziata, il gruppo viveva un momento d’oro, Coxon e Albarn si sbaciucchiavano davanti al pubblico e la canzone ebbe successo anche per i richiami francesi nel ritornello. Albarn ne registrò una versione francese, e la stessa Francoise Hardy volle duettare in un’ennesima versione.

Qualche tempo dopo il gruppo avrebbe avuto un collasso dovuto alla pressione della battaglia contro gli Oasis che arrivarono anche ad augurare l’AIDS e la morte al cantante e al bassista dei Blur. In più Coxon iniziò a bere e a disertare le esibizioni (famosa quella a Sanremo del 1996 dove Coxon fu sostituita da un cartonato- clicca qui per il video). Affermava che la semplicità del Britpop lo irritavano e lo deprimevano come chitarrista. Coxon aveva voglia di esprimere le sue qualità e odiava il Britpop. Così scrisse una lunga lettera ad Albarn (oggi gli avrebbe mandato un vocale da 10 minuti) per esprimere le sue perplessità e Albarn gli diede retta e i nuovi album furono sperimentali e complessi, abbandonando il campo di battaglia e lasciando la gloria del Britpop agli Oasis.

Il cartonato del chitarrista al Festival di Sanremo del 1996. Oltre al chitarrista mancava pure il bassista. Coxon arrivò a odiare il Britpop e non voleva più fare il buffone con i suoi compagni. La semplicità degli accordi del Britpop lo annoiavano

Coxon non viveva bene la fama con i ritornelli semplici e orecchiabili e non gli fregava neanche di perdere i fan che li veneravano. Da artista voleva dare sempre di più, spingersi in là, rischiare.

Forse è il problema di tanti artisti che siano musicisti, scrittori, ballerini o attori: sperimentarsi, avvicinarsi alla perfezione, cercare la complessità in qualcosa di semplice e la semplicità in qualcosa di veramente complesso.

Ma ritorniamo al Signor X e all’inquietudine che provoca in A, e al videoclip del 1994. Vorrei far notare quanto europeo esso fosse: il gruppo era inglese, il ritornello con sussurri francesi, il video era ispirato a un film italo-francese e il video, giustamente, venne girato a Praga. Quanto si dice che complessità!

foto archivio Pinterest

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