(In)Contro al Muro

Quando ero ragazzina c’era una canzone che mi piaceva

In realtà mi piacevano tante canzoni perché ho una vera mania per la musica.

Dicevo che quando ero ragazzina, i primi anni novanta, esattamente il 1991, c’era una canzone che mi suggestionava fin dalle prime note fischiate. Pensavo fosse una canzone d’amore e poi Fiorello fece quella cover (non dirò quello che penso) e perse tutta la magia (forse ho fatto capire cosa penso).

A parte che a me non piace quando si violenta un pezzo, credo che una delle canzone meno capite qui in Italia, forse a causa del nostro inglese maccheronico, sia proprio Wind of Change. La ricordate?

La voce del cantante è struggente, la melodia è romantica e anche su Spotify ti suggeriscono una selezione di canzoni d’amore e trovi Windows of Change.

Andiamo con ordine. Il gruppo musicale (o band o complesso) si chiamava Scorpions e anche se cantavano in inglese erano tedeschi. La ballata è il singolo più venduto nella storia della musica tedesca.

Altra cosa da dire su Wind of Change è che è stata scritta nel 1989 durante un Tour in Russia perché il cantante degli Scorpions, Klauss Meine, sentiva un certo profumo nell’aria, un profumo di cambiamento. Nel momento in cui il cambiamento arrivò capì che anche il vento era cambiato e pubblicò il pezzo che divenne in breve l’inno di quel periodo.

Ultima cosa importante e, a questo punto, scontata, il pezzo in questione non è una canzone d’amore, non parla della tipa da riconquistare o di un amore coronato, parla di fratellanza e di speranza. Sì, parla del Muro di Berlino!

Quindi ogni volta che sentirete quella canzone non pensate alla tipa o al tipo, pensate ad altro.

Pensate a quel tizio che, mentre stavano progettando il muro e c’era ancora il filo spinato, pensò di utilizzare una decapottabile bassissima che passò sotto il filo e riuscì a fuggire dalla Berlino Est.

Pensate a tutti quelli che per un motivo o per un altro si trovavano a Est mentre si erigeva quel muro.

Pensate a quella donna con la casa che aveva il portone a Est e la finestra a Ovest che per rivedere i suoi cari, il giorno prima del suo compleanno, buttò dei piumoni dalla finestra e si lanciò sperando che attutissero il colpo. Se la memoria non m’inganna fu la prima a morire nel tentativo di scappare.

Pensate a quel ragazzo lasciato morire dissanguato, tra urla di dolore, mentre chi stava in occidente non poteva fare nulla.

Pensate a quel bambino che cercò la fuga per raggiungere il padre e nella linea di morte, una striscia di sabbia fatta per poter vedere le impronte dei fuggiaschi, trovò la morte. Sì perché c’era ordine di fare fuoco, anche a dei bambini, anche a dei neonati. “Devono restare con noi” questo l’ordine!

Due bambini morirono così, la cosa fu celata e chi sparò fu anche premiato con una medaglia.

Qualcuno provò a fare dei tunnel, altri si servirono dei pali della luce, chi invece una mongolfiera. Una ragazza di diciotto anni morì mentre stava scavalcando il muro, era incinta di tre mesi.

Poi nell’estate del 1989 si aprì un varco verso l’Ungheria. Anche se affermavano orgogliosi che il muro sarebbe rimasto intatto per altri 100 anni, non erano stupidi e capirono che qualcosa stava per cambiare. Pensavano di essere meno drastici e più permissivi e quindi quel 9 di novembre il portavoce che era appena tornato da una vacanza e aveva sentito solo di sfuggita i piani, alla domanda di un giornalista italiano che chiedeva un semplice “quando” non sapendo cosa rispondere e non trovando nulla nelle sue veline risposte pensò, rammentò e fingendo sicurezza affermò: “da subito!”

Il Muro crollò per un errore

E nessuno poteva fermare la gente che giungeva da tutte le parti per andare incontro al Muro

Quella volta non si fece fuoco!

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