Le Fate di Cottingley: quella volta in cui l’ultima della classe prese in giro Sir Arthur Conan Doyle

Nella primavera del 1920 Sir Arthur Conan Doyle stava lavorando a un articolo che gli era stato commissionato per una rivista; l’articolo doveva uscire a ridosso del Natale e doveva trattare dell’esistenza delle fate. Doyle in quel periodo si stava appassionando all’argomento e credeva veramente nello spiritismo.

Prima di andare avanti in questa storia è lecito descrivere il mondo occidentale del post guerra. Era l’Europa che usciva devastata da una guerra e, oltre alla guerra, c’era stata una grande epidemia, la spagnola. La gente era sconvolta e sperava in un mondo migliore, il voler credere a qualcosa di magico magari nelle festività natalizie era comprensibile, faceva bene, faceva sperare.

Mentre il padre di Sherlock Holmes scriveva il suo pezzo gli giunse una voce curiosa: in un piccolo villaggio della campagna inglese, Cottingley, la figlia e la nipote di uno dei primi ingegneri elettrici dell’Inghilterra, mentre si trovavano nei boschi a giocare con la macchina fotografica dell’ingegnere, erano riuscite a immortalare delle fate.

Doyle curioso e scettico insieme, contattò chi stava seguendo il caso perché desiderava incontrare le due cugine.

Cosa era accaduto?

Le vere protagoniste di questa storia sono le due cugine Elsie Wright, figlia dell’ingegnere, frequentava una scuola d’arte ma non si applicava molto, tanto che alla fine decise di abbandonare gli studi, e Frances Griffiths, la cuginetta più piccola, trasferitasi da poco dal Sud Africa, convinta di vedere fate e folletti. Entrambe nel 1917 vivevano a Cottingley e, mentre la prima aveva sedici anni e la seconda solo dieci, scattarono ben due foto una con delle fate e l’altra con un folletto. Frances prese una copia di questi scatti e le inviò a una sua amica che viveva nel Sudafrica vantandosi di essere una grande amica di questi esseri e che era inutile che l’amica cercasse le fate dove viveva, era sicura che il clima del Sud Africa non giovasse molto alle sue amiche fate.

Quando il padre di Elsie sviluppò le foto, credendo che le due ragazzine avessero solo voluto fare uno scherzo, le richiamò dicendo di non utilizzare più la macchina fotografica e di non modificare le lastre. Di diverso avviso era la moglie che fece vedere le foto a un incontro in cui si parlava di occulto e di fate. Tutti cominciarono a parlare di queste foto attirando l’attenzione del signor Edward Gardner, un teosofo preciso e scrupoloso che autentificò le foto.

la prima foto scattata da Elsie vicino il torrente

Le foto avevano come sfondo un bosco e un torrente, nella prima Frances era attorniata da fate e nella seconda Elsie conversava con il folletto. Era il 1920 e la storia divenne di dominio pubblico sino a giungere a Arthur Conan Doyle, che contattò Gardner e insieme si recarono dalle due cugine curiosi e decisi a scattare altre foto per chi ancora non credeva nell’autenticità degli scatti e, soprattutto, nella sincerità delle ragazze.

Molti infatti accusavano le ragazzine di bluffare e di aver falsificato le foto. Alcune fate avevano delle capigliature troppo alla francese, le ragazzine affermavano che loro si presentavano così per avere un aspetto più vicino ai nostri modi di fare. Alcune foto erano mosse e questo era una delle prove a favore di chi credeva alle due cugine.

L’articolo di Doyle fu un successo, c’era chi apprezzava, chi credeva, chi sperava che le due ragazze dicessero la verità e chi invece continuava a non credere e anzi accusava Doyle di far deviare la mente dei piccoli creando anche psicosi. A Doyle e Gardner premeva dimostrare un’esistenza ultraterrena e le foto delle due ragazzine ne erano la prova. Nella foto con il folletto si scorgeva, all’altezza dell’addome, qualcosa di rotondo, forse un ombelico e per Doyle era una prova per una teoria sulla riproduzione di questi esseri. In tutto questo l’ingegnere Wright si chiedeva come un uomo intelligente e istruito come sir Arthur Conan Doyle si fosse fatto fregare dall’ultima della classe.

Seconda foto, quella dello gnomo con l’ombelico

Doyle e Gardner per capire se si trattasse di autenticità come loro credevano o dei falsi come molti sostenevano, scomodarono tecnici e studiosi arrivando anche a un tecnico della Kodak. Questi affermò che era certo che le lastre non erano state manomesse, non c’era traccia di nessun rintocco, tutto ciò che appariva nella foto era davanti alla macchina fotografica nel momento in cui era stata scattata la foto, ma credeva che le fate non fossero reale, sicuramente erano state simulate in qualche modo. Ma come? Le due ragazze, al momento dello scatto erano solo delle bambine, e il padre, appassionato di fotografia, era il primo a essere scettico, quindi non poteva aver manomesso lastre e foto.

Nel 1921 la gente si stava quasi dimenticando di questa storia quando comparvero altri scatti, quelli, secondo molti, più convincenti, soprattutto per l’ultimo scatto.

terza foto, quella meno credibile secondo le ragazze

Era stato Gardner a volere queste nuove foto e aveva portato alle ragazze ben due macchine fotografiche, ma le lastre erano state segretamente marcate (forse per paura che venissero cambiate con alcune falsificate). Per giorni le ragazze non riuscirono a scattare foto per via del cattivo tempo e poi, un giorno, mentre la madre di Elsie non era in casa, le due uscirono, si recarono vicino al torrente e lì riuscirono a immortalare gli spiriti. Fu a questo punto che intervenne un chiaroveggente, Hudson, che si recò quell’estate a Cottingley perché credeva di poter vedere le fate e passeggiò a lungo con le ragazze in quei luoghi affermando, in seguito, di percepire e in alcuni casi riuscire a scorgere le fate, soprattutto accanto a Elsie e Frances.

quarta foto

Presto le ragazze si stancarono di tutta questa attenzione mediatica, tra l’altro non vollero più scattare foto. In questo periodo si cominciò a dire che il fatto che ormai Frances fosse entrata nella pubertà l’aveva allontanata dal mondo delle fate e che non era più in grado di vederle.

Per anni le ragazze cercarono di evitare interviste, Frances tra l’altro affermò di avere un ricordo vago di quel periodo, come se la sua mente avesse voluto cancellare quegli anni.

Solo dopo la morte di Gardner, quando le donne erano mature, cominciarono a raccontare la verità. In un’intervista Elsie affermò che nello foto era rappresentata la sua immaginazione, facendo così intravedere un’altra verità.

Pochi anni dopo decisero di dire tutto.

Frances aveva solo dieci anni, era tornata da poco dal Sudafrica e il padre si trovava ancora in guerra e credeva di vedere le fate. Tutti la prendevano in giro, soprattutto gli adulti, quindi un giorno Else, per calmarla poiché piangeva, le venne l’idea di ritagliare delle immagini copiate da un libro illustrato Princess Mary’s Gift Book, aggiungere ali alle sagome, prendere la macchina fotografica, andare nel bosco, fissare le sagome con delle puntine da disegno e scattare delle foto; qualche giorno dopo anche Else volle uno scatto con le fate e ripresero il trucco.

Questo spiega perché le foto erano autentiche: nessuno aveva truccato le lastre. Le foto erano autentiche ma le fate erano di cartone! Spiega anche l’ombelico del folletto: era una puntina da disegno! La fata nella terza foto è stata disegnata da Elsie e per Frances era così sproporzionata che nessuno ci avrebbe creduto. Nella quinta le due cugine discordano: sembra che sia il risultato di due lastre, un errore, ma Frances è convinta che sia l’unica vera foto con le fate. Quando Hudson andò a fare visita alle ragazze, loro, per prendersi gioco del chiaroveggente, lo assecondarono. Ammisero che lo trovavano un ipocrita e falso e quindi vollero giocare un po’ con lui. I sentimenti per Doyle e Gardner invece erano diversi. Due persone così importanti credevano nelle loro fantasie quindi le ragazze non dissero mai la verità per paura delle conseguenze: persone influenti credevano in loro e non sapevano più come gestire una cosa nata come uno scherzo da fare ai propri genitori e agli amici. Dopo essersi sposate andarono via dall’Inghilterra e, soprattutto in Frances, quello non era affatto un periodo bello da ricordare poiché l’attenzione dei media aveva rovinato un gioco fatto magari per sognare un po’.

La quinta foto è quella che ha fatto discutere di più causa della trasparenza delle fate. Si pensa che vi sia stato un errore nello svilupparla. La cosa che risalta di più sono le tre sagome ma se si ingrandisce la foto si notano due teste a destra accanto la fata dai capelli lunghi.

Oggi guardando le foto possiamo notare subito come risultano essere strane, ciò che notiamo sono soprattutto le ombre delle ragazze e quelle delle sagome di carta, ma allora, soprattutto con le originali, molti caddero nel tranello, compreso il papà di Sherlock Holmes. La domanda nasce spontanea: il famoso investigatore sarebbe cascato anch’egli nel tranello o avrebbe intuito che le fate erano sagome di cartone ricalcate da un libro illustrato? Elementare Watson?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *