Entra adesso o mai più. Il romanzo di Helen Cooper “L’Ippopotamo in Fondo al Corridoio”

“Cos’è la tassidermia?” mormorò Ben.

“Noi” rispose il toporagno. “Tu diresti animali impagliati, immagino”

Ricordo che, quando ero piccola, nella sala da pranzo c’era un uccello impagliato. Non ricordo il tipo di uccello, forse era un fagiano. Aveva le piume scure, una lunga coda, gli occhi erano stati sostituiti da due bottoni e se gli toccavi la pancia al tatto sentivi qualcosa di strano. Mio padre affermava essere cotone ma non ne sono tanto sicura. Ogni tanto cercavo di aprirgli le ali e farlo volare. Lo immaginavo vivo sorvolare mondi inesplorati; spesso mia madre mi beccava e mi rimproverava perché non era un giocattolo. Chissà che fine ha fatto quell’animale, buttato, regalato perso.

…non era un ippopotamo come tutti gli altri: era un ippopotamo pigmeo, cioè apparteneva a tutt’altra specie

Il romanzo L’Ippopotamo in fondo al corridoio ha fatto riemergere in me alcuni ricordi, quelli che restano in un angolo della memoria e affiorano nel momento giusto. Io sino a qualche giorno fa non ricordavo del volatile impagliato nella vecchia sala da pranzo. Ma un altro ricordo è ben lucido nei miei pensieri.

Qualche anno fa visitai il museo zoologico di Catania e lì feci la conoscenza di Menelik, morto che era solo un cucciolo. Con Menelik non si può giocare e non solo perché è uno dei pezzi più importante del museo ma perché, pur essendo cucciolo, non lo puoi tenere tra le mani. Menelik era un elefante. Menelik ha una storia triste dietro il suo corpo immobile per sempre. Tutto iniziò quando fu regalato dal Negus Menelik al re d’Italia Umberto I che, ricordandosi che il simbolo di Catania era proprio un elefante, decise di donarlo a sua volta alla città. Ma non essendo preparati e non sapendo esattamente di cosa si cibasse un elefante africano, il piccolo pachiderma morì pochi mesi dopo. Donato al museo di zoologia fu imbalsamato e adesso staziona all’ingresso del museo di Catania. Invece nel Gee Museum, in fondo al corridoio, puoi ammirare un ippopotamo, ultimo animale catturato dal capitano F. Garner – Gee, durante la sua ultima esplorazione prima di morire.

L’ippopotamo era su una pedana di legno, quattro gradini più in basso, in uno spiazzo. Era immerso nella luce avorio proveniente dall’alto soffitto di vetro.

Ben è un ragazzino inglese che vive con la madre; il padre è morto anni prima annegato. Una mattina di febbraio il ragazzo trova un invito del Gee Museum con un appunto che lo incuriosisce parecchio “Entra adesso o mai più”.

Essendo il Gee Museum nato nel periodo Vittoriano in esso potrai trovare una bella collezione di uova. Le uova in questa storia sono importanti ma ci arriveremo con calma.

Appena messo piede all’interno del museo scopre tantissime cose. Intanto che due individui vogliono acquistare il museo per distruggerlo e creare un nuovo edificio e che a gestire il museo è l’unica erede dei Garner-Gee, la vecchia Constance.

Ma non è questa la scoperta eclatante che fa il nostro piccolo esploratore. Ben presto scoprirà che alcuni ospiti del museo parlano ma che ad ascoltarli possono essere solo i bambini, una volta anche Constance li sentiva ma poi, crescendo, aveva dimenticato come si faceva. Anche il vecchio ippopotamo in fondo al corridoio parla e racconta a Ben che sono in grave pericolo poiché molti di essi rischiano di essere buttati via o dimenticati in un magazzino.

Ben ascolterà anche tutta la storia della famiglia Garner-Gee, grazie alle appi che conservano la memoria storica del museo e, cosa non di poca importanza, sono state proprio loro a recapitare l’invito al ragazzo.

“Si tramandano il sapere attraverso passi di danza precisi come codici informatici. Danzano per comunicare notizie, dare indicazioni per trovare il nettare, per spiegare come allevare i piccoli, o come proteggere l’arnia. Si insegnano le danze l’un l’altra, così condividono tutto. Dimenticano poco, perché l’arnia conserva questa memoria che non muore mai”.

Coraggiosamente Ben deciderà di salvare sia il museo ma anche la sua casa che a causa del signor Pike rischiano di essere demolite per far spazio al nuovo. Dovrà pure cercare di risolvere dei misteri: dove si trova il diamante? In una delle bottiglie sta imprigionata una strega? Perché un vecchio articolo di giornale parla della morte del padre affermando che all’interno dell’imbarcazione c’erano pure Ben e la madre? E perché la madre preferisce non rompere i gusci delle uova? Veramente le streghe le utilizzano come imbarcazioni?

”…Collezionare di solito è un’abitudine umana del tutto innocua. Ma a volte il collezionista è consumato da una terribile avidità, da un desiderio oscuro che gli divora l’animo, e alla fine non si ferma davanti a niente pur di possedere di più. E in quel caso non sarà mai soddisfatto.”

Libro scorrevole, adatto a bambini dagli 7 anni ai 101. Il protagonista Ben, è un ragazzino sveglio e attento, un piccolo eroe che si sente in colpa nei confronti della madre e della maestra quando è costretto a marinare la scuola per correre in aiuto dei suoi amici. Questo trasmette l’anima buona del protagonista, che sa che alle volte per fare del bene si devono fare scelte dolorose.

La cattiveria di Pike viene descritta abilmente dall’autrice con un’azione breve ma che esprime tutta la malvagità, ovvero uccide un’ape solo per il gusto di farlo.

Gli animali che animano il museo hanno molti dei difetti umani e questi li rende simpatici oltre che offrire una lettura godevole e piacevole

Elen Cooper è scrittrice e illustratrice, ama i musei ed è proprio in una delle sue visite che è nata in lei l’idea di questo romanzo. Il libro, edito in Italia da Edicart, è un piccolo capolavoro già dalla sua copertina ma anche per le sue raffinate illustrazioni. Tra temi attuali e delicati e molta magia, questo primo lavora della Cooper diventerà presto un classico.

Potete acquistare il romanzo in libreria o sul sito della casa editrice

Buona Lettura.

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