Il Gattopardo, storie di retroscena e di tutte le sue donne

Mi piacciono le storie. Ma c’è una cosa che mi piace di più di una bella storia: il dietro le quinte della stessa storia. Un po’ come a teatro. Bello stare in platea ad assistere a uno spettacolo, ti appassiona, ti diverte, ti commuove, alle volte ti annoia. Ma la cosa più bella del teatro è quello che capita dietro le quinte: le incomprensioni, gli errori del tuo compagno, quella battuta che non ricordi, il rammentatore che cerca di suggerirtela ma proprio non la senti. Vedi lo spettacolo da dietro le quinte e ti entra dentro.

Ma noi parlavamo di storia e non di teatro.

E soprattutto di quello che c’è dietro una storia.

Vorrei parlarvi di uno dei miei libri preferiti, Il Gattopardo.

Diciamo che è un libro che mette paura e un po’ paura mettono le tre ore del colossal diretto da Luchino Visconti nel 1963. Eppure Il Gattopardo ti fa riflettere, ti poni tante domande, il finale è amaro e pensi alla polvere.

La polvere è una delle protagoniste della storia. La troviamo all’inizio, dove, dopo un lungo viaggio in carrozza, i protagonisti arrivano tutti impolverati. Lo troviamo alla fine del romanzo (ma ne parleremo dopo) e lo troviamo anche nel film. Luchino Visconti per ricreare le scene fa ricoprire di terra battuta le strade asfaltate e questo crea la sensazioni di polvere, anche i protagonisti, nella scena in cui arrivano in carrozza e assistono alla celebrazione della santa messa sono tutti impolverati.

Eppure questo post rischiava di non essere scritto; tutti le critiche e gli articoli sul Gattopardo rischiavano di non essere scritti; le citazioni; il film rischiava di non essere girato e lo stesso libro rischiava di restare in un limbo, in un posto impolverato e poi, magari, buttato. Causa di Elio Vittorini che lo rifiutò sia per la Einaudi che per la Mondadori. Tomasi di Lampedusa restò deluso perché convinto di ciò che aveva scritto, subito dopo morì causa di un male.

E qui entra in scena la prima donna della storia di questo retroscena: Alexandra Wolff Stomersee. Moglie di Tomasi non si arrese al fato e decise che il romanzo del marito doveva essere pubblicato quindi affidò il manoscritto alle mani di un conoscente che lo consegnò a un’altra donna, Elena Croce, figlia di Benedetto. La donna leggendo Il Gattopardo, ne riconobbe la bellezza e la grandezza e quindi fece in modo che arrivasse alla Feltrinelli. Il resto è storia: il libro fu pubblicato, divenne un caso editoriale, vinse il Premio Strega e si decise, alla fine degli anni ’50, di farne un colossal. Ad acquistare i diritti fu la Titanus che non sapeva che i costi del film sarebbero stati immensi.

I primi due registi furono licenziati e la regia passò nelle mani del Visconti che pretese che tutto fosse perfetto soprattutto per la ricostruzione degli esterni che costarono alla produzione fior di quattrini. Altro elemento costoso fu il volere come protagonista Burt Lancaster anche se Visconti avrebbe preferito altri attori. Queste spese e il flop di Sodoma e Gomorra portarono al disastro economico la Titanus che chiuse i battenti sino agli anni ’80.

Gli interni invece vennero girati nel Palazzo Chigi di Ariccia (Roma), le stanze più sontuose nel Palazzo Manganelli a Catania e le scene del ballo nel Palazzo Gangi di Palermo.

Ma torniamo alle donne e alla storia del Gattopardo. Se sono gli uomini a prendere le redini di tutta la scena, tra il Principe Salina, l’affascinante Tancredi e il saggio Padre Pirrone, le donne, sagge, sensuali, furbe, arriviste e alle volte altere, rendono la storia di un fascino particolare.

La principessa Salina è un personaggio buffo agli occhi di una contemporanea. Moglie devota e religiosa, sottostà alle voglie del marito silenziosa con l’unica voglia di finire per poter fare il segno della croce. Questa cosa non piace molto a don Fabrizio che quindi per avere tenerezza e amore cerca altre donne.

La donna più misteriosa e curiosa però è la madre di Angelica (che nel film viene interpretata dalla stessa Cardinale). Non appare mai, non si vede e neanche si sa cosa pensa. Si dice che è una bestia, bellissima, ma come un animale. Cresciuta in una famiglia povera viene notata da Calogero Sedara che la sposa ma ne è tanto geloso da farla vivere rinchiusa in casa, esce solo all’alba, quando tutti ancora dormono e si reca in chiesa e pregare. Quando Sedara diventa Sindaco il fatto di avere accanto una donna ignorante gli crea imbarazzo quindi non la farà partecipare neanche agli eventi mondani.

C’è una donna che mi ha incuriosito tanto in questo romanzo. Credo sia la donna più moderna e scaltra di tutte, più furba della stessa Angelica che nelle prime pagine mantiene ancora qualche sprizzo di candore. È la nipote di Padre Pirrone. Non è bella, di umili origini, si invaghisce del cugino. Il ragazzo, pur non essendo innamorato cede e la ragazza resta incinta. Il problema è che le due famiglie si odiano per questioni di eredità. La famiglia di lui crede che la famiglia della ragazza abbia sottratto le terre e quindi don Pirrone riesce a risolvere tutto e a salvare la ragazza dalla vergogna proponendo che la sua famiglia portasse in dote le terre che gli altri reclamavano. Nella scena in cui tutto si chiarisce Tomasi di Lampedusa descrive il ragazzo bello e taciturno che segue i voleri del padre ma non è felice perché non ama la cugina, mentre questa è trionfante, è riuscita, bruttina com’era, ad accalappiarsi un bel ragazzo e grazie alla sua gravidanza e all’intervento dello zio, a mettere pace tra le due famiglie.

È arrivato il momento di parlare di lei, la più discussa, la più bella, la più fortunata, quella che pur pulendosi i denti in pubblico riesce a conquistare il cuore di Tancredi. Sì, sto parlando di Angelica.

Confesso che non mi piace. Angelica non è il mio personaggio preferito, anzi mi è antipatico e più scorrevo le pagine più il personaggio lo trovavo vittoriosamente ingiusto. Sino alla fine quando il corpo è stanco, malaticcio e ammette di aver tradito Tancredi. Magari lo avrà fatto tante volte, Tomasi è bravo nel non dire ma farci intuire. E questi tradimenti non saranno dettati neanche da una passione o da amore, solo da vanità. Fin da ragazzina, appena messo piede in casa Salina percepisce che il suo fascino fa capitolare tutti o quasi. In più capisce che i soldi del padre fanno gola ai nobili decadenti. Il matrimonio tra Tancredi e Angelica è soprattutto di convenienza, non è una storia d’amore. Loro si piacciono, sono attratti l’uno dell’altra, ma poi scopriranno che quello che credevano fosse amore e attrazione, era una chimera, che tutta quella voglia che covavano tra le stanze mai aperte e piene di polvere in cui giocavano a rincorrersi era solo curiosità. Staranno insieme, lei arriverà a diventare una donna colta di una cultura che non possedeva solo grazie ai consigli di Tancredi, dal canto suo il ragazzo si farà strada nel mondo politico.

L’Angelica di Visconti non aiuta a rendermela più simpatica. Claudia Cardinale non ci riesce se solo… magari… quella voce.

Il Gattopardo è una delle ultime interpretazioni della Cardinale doppiata. La giovane e bella attrice all’inizio della sua carriera ebbe problemi per la sua voce rauca, poco incline al modello vocale di allora. Fu Fellini in 8  ½  a proporle di recitare senza doppiaggio, la voleva al naturale anche con tutti quei difetti che a detta del regista la rendevano più sensuale. Io amo la voce rauca della Cardinale e amo la Cardinale. La sua bellezza, l’espressione dei suoi occhi, il suo sorriso. Eppure non riesce a rendermi Angelica un po’ più simpatica

Arriviamo all’ultimo personaggio femminile. Concetta. Altera, bella elegante. Ama Tancredi e lui forse ricambia, non sapremo mai cosa pensasse realmente questo personaggio. Sappiamo che lei crede di sì, sappiamo che lei crede che sia Angelica a rovinare l’idillio e che anche suo padre ci metta lo zampino per far in modo che la carriera politica del nipote decollasse. Crede che la sua infelicità dipenda dagli altri. Rifiuta l’amore di un altro, si chiude in se stessa, tratta male il cugino. Invecchia sola con le altre due sorelle che si fanno fregare soldi credendo di comprare reliquie importanti. E poi viene a sapere che forse aveva interpretato male tante cose durante l’estate in cui conobbero Angelica, che forse quelle che pensava fosse la verità erano solo storielle stupide per divertire, che forse è a causa sua e non di suo padre, e neanche della ormai vecchia e stanca vedova di Tancredi che lei ha vissuto infelice. Sarà qui, adesso lucida, guardando il fedele cane del padre, ormai imbalsamato e pieno di polvere, che capirà i suoi errori e la sua durezza e prende la decisione di sbarazzarsi del cane Bendicò ultimo simbolo della ricchezza ormai sfumata.

foto: pinterest

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