Lo scandalo editoriale De Lellis e l’urlo del “io stavo meglio senza… quel libro”

Qualche anno fa in un’intervista per Vanity Fair, Michel Bravi affermò che la discografia italiana aveva bisogno di più gente come Rovazzi. Non sto qui a spiegare chi è e cosa ha fatto Rovazzi, l’unica cosa che ci interessa sottolineare è che non è un cantante vero e proprio ma ha venduto tantissimi dischi, riscuote successo e certo i suoi pezzi non sono paragonabili alla Nona di Beethoven. Quello che voleva dire Bravi è che, grazie ai proventi di dischi-tormentoni come Andiamo a comandare, le case discografiche possono respirare (sappiamo tutti quanti pochi dischi si vendano e quanto sia attiva la pirateria) e possono produrre i dischi di altri musicisti, con un’estensione vocale di quattro ottave, che hanno studiato violino e arpa al conservatorio e scrivono testi che neanche Milan Kundera, ma, ahimè, non vendono tanto come il buon Fabio.

L’altro giorno ho accennato a mio marito dello “scandalo De Lellis” dopo aver seguito le stories di BookBlister (Chiara Beretta Mazzotta).

‹‹Chi è questa De Lellis?››

‹‹La tipa corteggiatrice di Uomini e Donne che al GFVIP aveva dato sfoggio della sua cultura affermando anche di aver letto pochissimi libri››

‹‹E cosa ha fatto?››

‹‹Ha pubblicato un libro scritto da una blogger e ha venduto più di 50.000 copie››

‹‹Sì, ma vai al sodo, cosa ha fatto?››

‹‹Ha venduto 50.000 copie…››

‹‹Intendo lo scandalo››

‹‹Ha venduto più di 50.000 copie, lei che è ignorante e non è una scrittrice ha venduto più di 50.000 copie››

‹‹E non è un bene per l’editoria, così con quei soldi si investe su altri scrittori››.

Mio marito è arrivato alle stesse conclusione di BookBlister: il libro della De Lellis non è un romanzo ma un prodotto commerciale; chi compra il suo libro di solito non compra e non legge libri; lo terrà come cimelio con l’autografo della influencer; il fatto che abbia venduto tante copie può far bene all’economia editoriale…

Tutto quello che fa l’influencer è sulla bocca dei suoi follower che la seguono con amore quindi perché non mettere su carta le corna ricevute?

Cerchiamo di ragionare. Il libro in realtà è scritto dalla blogger Stella Pulpo (Memorie di una vagina), è un genere ben definito, si chiama Libroide. Esso è un libro scritto da un personaggio pubblico che può essere un cantante, un presentatore, un calciatore; di solito parla di un evento privato o, in alcuni casi, è un libro di barzellette. Non siamo nuovi ai libroidi, lo hanno scritto la Hunziker, Cesare Cremonini, Carlo Verdone, Paolo Bonolis e perché la De Lellis no?

Onestà intellettuale. Sinceramente, il fatto che abbiano scelto una blogger è stato geniale ma in parte ovvio. La De Lellis è un’influencer che vive di social ed era giusto che per questo prodotto commerciale venisse affiancata da qualcuno che è famoso nel web. Onestà perché se avessero scelto una GhostWriter affermando che a scrivere era stata la Giulia sarebbero stati poco credibili.

Come affermava BookBlister non dobbiamo vedere questo oggetto come un libro, soprattutto non lo dobbiamo paragonare agli altri libri in libreria o in classifica in questo periodo. L’oggetto in questione è un prodotto commerciale: poteva inventarsi una linea di biancheria intima o un profumo, ha scelto (per il momento) un libro.

Il libroide è un prodotto commerciale e come tale va considerato. I lettori, quelli che leggono almeno un libro al mese, non lo acquisteranno, non lo acquisterà il fanatico dei libri della Adelphi, io non lo acquisterò perché non me ne frega nulla delle corna fatte da uno di cui non ricordo il nome, mi bastano le corna che mi hanno fatto i miei ex. Ma, sinceramente, la copertina la trovo figa.

Sottolineiamo pure che la blogger che ha scritto il libro, quel nome piccolo sotto ai caratteri cubitali di Giulia De Lellis, non è una pinco palla qualsiasi, vive di scrittura e non è al suo primo libro, quindi accusarla o criticarla lo trovo stupido; scrivere un libro che non è tuo ma di un altro, entrare nella testa di un altro è un lavoro difficile, lo so per esperienza personale.

Adesso andiamo a fare un calcolo:

I follower della dolce Giulia sono 4,2mln. Estrapolando il 10% di questo dato otterremo questo valore: 420.000

Perché?

Tanti anni fa mi insegnarono che se riempi una sala di 100 persone il 10 % di certo acquisterà il prodotto che stai vendendo, di meno sarà un flop, di più un successone. La De Lellis non ha una sala, ha i follower, 4,2 mln di follower e in teoria il 10% dovrebbe comprare il suo libroide, ovvero 420.000.

È ferma a poco più di 50.000, secondo i calcoli della BookBlister e di mio marito arriverà a 60.000. Sarà comunque un successone editoriale (già lo è) ma non tutti i follower stanno acquistando il libro o hanno intenzione di acquistarlo. Questo per due motivi principali:

  1. Tu acquisteresti mai il rossetto sponsorizzato da una tipa che dice di odiare i rossetti?
  2. Possibilmente chi segue la De Lellis non è abituato ad acquistare e leggere libri

Ma io vorrei aggiungere un altro punto. Se torniamo all’immagine della sala e di Instagram come sala, dobbiamo riflettere sul fatto che molti follower sono inattivi, molti sono haters, molti curiosi. Quindi per la famosa regola del 10%, chi ama veramente la De Lellis è circa quel famoso 420.000 e qui i conti tornano dato che il 10% di questo valore è 42.000.

Sta di fatto che: il libro ha venduto tantissime copie.

La De Lellis, ho scoperto solo adesso, ha creato (o dato il nome) anche a un mascara

Il libroide in questione non finirà mai tra i classici magari tra un Malavoglia e uno Zibaldone

Tra qualche mese ci dimenticheremo di questo scandalo perché saranno pubblicate le memorie di Rovazzi.

Il libro sulle corna è un prodotto che va sfornato consumato e dimenticato.

Lo scandalo non esiste! Esiste solo un libro che, in un Paese in cui si comprano e si leggono pochi libri, ha venduto tantissimo, buon per l’editoria.

Io sono una visionaria, così visionaria che nel 1998 quando tutte le mie coetanee odiavano Di Caprio perché attorucolo amato dalle ragazzine che presto sarebbe stato dimenticato, dissi che non ero d’accordo e che un giorno avrebbe vinto l’oscar. Mi presero per cretina.

Quindi immagino questa scena: appena finito di leggere il libro, il Lettore guarda il libroide e dice “ma è bello leggere, ora acquisto un altro libro”. Acquisterà un altro libroide, poi passerà a qualche romanzo leggero e un giorno uscirà dalla libreria con in mano un libro dell’Adelphi.

Con questa visione delle cose siete più tranquilli? Adesso possiamo respirare e continuare con le nostre esistenze.

P.S.: non allarmatevi, il buon Fabio non ha intenzione, al momento, di scrivere uno Zibaldone.

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